TESTIMONIANZE GRECO-BIZANTINE
Specchia: tra Oriente ed Occidente
 
 
     
     L'estremo Salento per posizione geografica e per vocazione culturale è stato sempre sospeso tra Oriente ed Occidente. 
Da quando Enea, nelle sue peregrinazioni verso il Lazio, toccava le coste di Porto Badisco, è stato sempre un susseguirsi d'emigrazioni da Est ad Ovest ad iniziare dai Messapi che abitarono il Salento e fondarono un gran numero di città fortificate.
In contrada Cardigliano, presso la necropoli di S.Elia, il 17 marzo 1989 è venuta alla luce una tomba ipogeica polilobata della prima età del bronzo (2000 a.C.) che fu usata da popolazioni nomadi del luogo.
In seguito sono stati portati alla luce resti umani e manufatti in terracotta.
Il numero e la diversità delle tombe (dall'età del bronzo al Medioevo) ci fa pensare che questa zona fosse abitata da tempi remoti e con una certa continuità.
Con il crollo dell'Impero Romano d'Occidente nuovi popoli invasero l'Italia, mentre Costantinopoli si dimostrava incapace di controllare la nostra penisola, che cadde sotto il dominio dei barbari.
   
I Goti iniziarono un processo di disgregazione politica e sociale che solo in parte Bisanzio riuscì a contenere, anzi con la riconquista dell'Italia da parte dei generali di Giustiniano nuovi dazi e più pesanti gabelle soffocarono l'attività economica del Salento, a cui si aggiunse la lotta contro le immagini sacre iniziata da Leone III, l'Isaurico.
Tale circostanza determinò la fuga di sacerdoti, monaci e semplici cristiani dall'Oriente verso le coste della Sicilia, Calabria, Puglia.
L'esodo dall'Oriente nel Meridione d'Italia non si fermò, ma continuò nei secoli successivi.
Elementi stranieri sempre più numerosi venivano a contatto con gli abitanti del posto in un processo di fusione lenta e contrastata.
Per difendere la propria diversità, spesso vivevano nello stesso rione o nella medesima strada con i loro culti ed i loro santi, le loro cripte e le loro chiese.
Religione ed arte greca s'intrecciavano in un nodo indissolubile nella terra di Puglia.
Le chiese, piccole e raccolte nelle strutture architettoniche, ma rese preziose dai muri affrescati, con quelle ricche sequenze di Madonne e Santi, erano luoghi di preghiera, ma anche luoghi d'incontro, quasi brandelli di patria in terra straniera.
A perpetuo ricordo del culto bizantino nelle cripte e laure basiliane rimane a Specchia la chiesa della Madonna del Passo, che tra '500 e '600 assunse la forma attuale.
 
 
 
 
Superato il portico, austero e solenne nella perfetta forma neoclassica, si presenta l'antica chiesa dalla forma quadrangolare, nel cui centro si colloca un baldacchino delimitato da colonne e l'altare rinascimentale in cui era inserito un pregevole quadro della Madonna col Bambino.
Reminiscenze bizantine nel quadro ricordano tempi lontani quando questo luogo servì come rifugio per monaci scampati alle persecuzioni degli imperatori orientali.
La chiesa, nei suoi muri irregolari, e soprattutto nella parte posteriore conserva intatte le vestigia dell'antico uso.
Oltrepassato un cancello in ferro si può osservare ancora un corridoio delimitato da un sedile che corre per tutta la sua lunghezza.
Il tutto è scavato nel tufo e quel sedile ci richiama alla memoria l'usanza degli anacoreti, che era quella di passare lungo tempo in preghiera e nella meditazione e di dormire seduti sulla nuda pietra.
La chiesa di S.Nicola che nel 1587 fu restaurata, forse perchè cadente, ed adattata al rito latino, come ricordato espressamente dalla lapide posta sulla facciata:
 

S.NICOLA ARCIVESCOVO DI MIRA
EBBE CULTO COSTANTE
ATTRAVERSO I SECOLI
IN QUESTO ANTICHISSIMO TEMPIO
DEI QUATTRO CONSACRATI COL RITO GRECO
SOLO RIMASTO NELLA CITTA' DI SPECCHIA
IL QUALE NEL MCLXXXVII
FU RESTAURATO
PER LA SOSTITUZIONE DAL RITO GRECO AL RITO LATINO
E NELL'ANNO MDCCCXCIX
AGLI UFFICI SACRI
E RESTITUITO
PERCHE' ALL'INCLITO PATRONO
LA VENERAZIONE DELLE GENTI
DURASSE
 
La lapide si riferisce certamente alle Chiese di S.Nicola e di S.Eufemia; la terza potrebbe essere la Chiesa dedicata a S.Maria della Scala "antiquitus erectam".
Sul territorio di Specchia esistono ancora alcuni toponimi di evidente origine greca: S.Demetrio, S.Leonardo, S.Sergio, S.Elia.
A proposito di S.Demetrio si deve aggiungere che in località omonima recentemente sono riaffiorati i resti di un'antica costruzione, che quasi certamente si può identificare con una delle chiese di origine bizantina.
Il rito greco fu sostituito dunque con quello latino verso il 1587 non solo nella Chiesa di S.Nicola, ma anche in S.Eufemia.
Una testimonianza del rito greco e dell'antichità della Chiesa di S.Nicola c'è data anche da un reperto archeologico trovato nel 1976:
si tratta di una pietra rotonda con incisa sulle due facce la croce greca e riproducente il Pane Eucaristico fermentato che usavano i sacerdoti greci.
Ed ancora sono state riportate alla luce delle tombe angioine del 1300 con scheletri composti, reperti fittili, fibule ed alcuni grani di collana in vetro bianco, rosso ed azzurro di origine orientale.
Nel 1521 a Specchia risulta un fuoco straordinario di origine albanese; tra il 1600 ed il 1700 troviamo il sacerdote Schiavone, cognome che significa slavo od orientale in genere.
Nel Catasto Onciario del 1745, inoltre, sono riportati i nomi di alcune strade o rioni di evidente origine greca:
Loco detto Coianne (abitante di Kos), Strada dei Corfioti (abitanti di Corfù), Via Larnia (cassa, scrigno, arca, urna funeraria), Strada delle Puddiche o Puzziche.
Nello stesso catasto ci sono ancora cognomi greci: Colluto (abitante del demo di Collide nell'Attica), Coronio (abitante di Coronea, città della Boezia).
In tale contesto di grecità sul territorio di Specchia, una chiesa dedicata ad una Santa orientale è uno dei pochi, ma certamente il più significativo monumento che ha testimoniato nei secoli il legame che la nostra gente ha sempre tenuto con il vicino Oriente.