Molti dei casali distrutti durante la
guerra per la
conquista del Regno di Napoli non risorsero più.
Solo
Cardigliano, dopo essere stati per secoli feudo inabitato dei
Balsamo, ritornò a vita, intensa ma effimera durante il
Fascismo e nei primi anni del dopoguerra.
Nel 1452
Raimondo Del Balzo, figlio di Jacopo, ottenne da Alfonso I
d'Aragona, Re di Napoli e di Sicilia, di ripopolare con venti
elementi stranieri Specchia, Melissano e Montesardo, anch'esse
rimaste spopolate in seguito alla guerra del 1434-35.
Lo
stesso Raimondo ripopolò più tardi Montesano e nel 1460 comprò
la contea di Alessano da Giovanni Della Rath.
In questo
periodo, presumibilmente, anche la Baroniadi Specchia di
Specchia diventa Marchesato per la grande importanza acquisita
dai Del Balzo.
A Raimondo successe il figlio Giacomo ed a
questi Raimondo II, il quale ebbe, tra gli altri figli,
Giovanni Giacomo, divenuto Vescovo di Alessano, e Giovanni
Francesco, il primogenito, che divenne Conte di Alessano e
sposò Caterina Del Balzo.
In questi anni si colloca la
presa di Otranto da parte dei Turchi, 1480, poco dopo una
terribile pestilenza che aveva sconvolto la Terra di Bari ed
il Salento.
Le popolazioni rimasero per un anno sotto
l'incubo di continui ed improvvisi attacchi dei saraceni che
si spinsero fino a Gallipoli, Lecce ed oltre.
Nel
frattempo a Specchia che erano stati riedificati il castello e
le mura diede asilo a quanti corsero a rifugiarsi in questo
luogo per sottrarsi alle continue scorrerie saracene, che
continuarono negli anni successivi ad opera dei pirati turchi
guidati dal Barbarossa e dal Crevet.
Nei primi decenni del
'500 le imprese di Adriano Barbarossa si intrecciano con le
guerre tra Carlo V e Francesco I per la supremazia in Europa.
Giovanni Francesco Del Balzo ebbe tre figli: Raimondo,
Bernardina ed Antonicca, che ereditò tutti i beni paterni e
materni perchè i fratelli erano morti senza eredi.
Nel
1488 Antonicca sposò Don Ferrante di Capua, e gli portò in
dote la Contea di Alessano, il Marchesato di Specchia ed il
Principato di Molfetta.
Dal matrimonio nacquero due
figlie: Isabella e Maria.
La prima fu data in moglie a
Traiano Caracciolo, Principe di Melfi ed ebbe in dote il
principato di Molfetta, il Marchesato di Specchia e la Contea
di Alessano; la seconda fu maritata con Vincenzo di Capua ed
ebbe in dote il Ducato di Termoli.
Traiano Caracciolo morì
poco dopo ed Isabella si risposò con Ferrante Gonzaga a cui è
intitolata la strada principale del centro storico.
La
moglie, Isabella Di Capua, non viveva nel Salento, ma si
ricorda un suo viaggio nei suoi possedimenti di Puglia, in una
delle sue tappe si fermò anche a Specchia dove restò per
quattro giorni dal 23 al 27 luglio 1549.
Da questo
matrimonio nacquero due figli: Andrea ed Ippolita.
Andrea
ebbe in eredità la Contea di Alessano ed il Marchesato di
Specchia.
Andrea nel 1589 vendé ad Ettore Brajda Specchia
con i casali di Montesano e Melissano, la Contea di Alessano
con i casali di Patù, Castrignano Del Capo, Salignano,
Arigliano, Giuliano, Valiano, Ruggiano, Neviano e Ruffano.
Nel 1600 Ettore Brajda rivendeva tutte queste terre, e
Specchia era comprata da Ottavio Trane, Barone di Tutino.
Ottavio ebbe una figlia, Margherita, che diede in sposa a
Desiderio Protonobilissimo, Principe di Muro Leccese.
Il
quale nel 1646 partì per Napoli da dove fu spedito in Toscana
al comando di un esercito inviato per togliere l'assedio da
Orbetello ed al termine dell'impresa vittoriosa ritornò a
Napoli, dove morì nel 1649.
La marchesa Margherita Trani
si prodigò per il benessere del paese e costruì un
ospedale-ospizio per i poveri.
Morì all'età di 92 anni,
l'8 febbraio 1704 e fu sepolta nella Chiesa Madre di Specchia
nella Cappella della SS. Annunziata.
Il suo busto e quello
del marito sono collocati sul portale del palazzo marchesale
del nostro paese.
Alla morte della madre divenne Marchese
di Specchia il figlio Alfonso Protonobilissimo a cui successe
Giovan Battista.
La dinastia si concluse con Giova
Battista IV, che governò molto duramente ed impose tasse
esorbitanti tanto che il Re di Napoli nel 1774 lo chiamò nella
capitale per chiedergli conto del suo operato.
Qui nello
stesso anno morì ed il Marchesato di Specchia passò al Demanio
Regio.
Ferdinando IV, con Carta del 3 ottobre 1797,
concedeva Specchia, Muro Leccese, Corigliano e Gildone ad
Antonio Maria Pignatelli, Principe di Belmonte, per
ricompensarlo di un'importante ambasceria da lui compiuta.
Poco dopo il Principe Pignatelli donò il feudo al fratello
Giuseppe, che lo conservò fino all'eversione del feudalesimo
sancita con decreto napoleonico 2 agosto
1806.