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STORIA |
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L'Età Feudale |
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Con la venuta
dei Normanni ha inizio l'era feudale per la terra
d'Otranto e Specchia entra a far parte della Contea di Lecce.
Nel 1190, alla morte di Gualtiero II il Buono, Re delle
due Sicilie, fu eletto Re di Napoli Tancredi, Conte di Lecce,
figlio naturale del Duca Ruggero di Puglia e di Sibilla,
figlia di Roberto, Conte di Lecce. Fu incoronato a Palermo
nello stesso anno e subito incominciò a trovare nemici un pò
dovunque perchè non erano state rispettate le precise
disposizioni testamentarie del re defunto, che aveva indicato
come suo successore Enrico VI, marito di Costanza d'Altavilla.
Enrico VI avanzava tale diritto in quanto la moglie
Costanza era figlia legittima di Ruggero, mentre Tancredi era
illegittimo. La lotta tra i contendenti fu implacabile ed
anche il Papa Clemente III si dimostrò ostile a Tancredi.
Alla sua morte, avvenuta nel 1191, gli successe Celestino
III, anch'egli contrario alla politica dell'Altavilla e
favorevole allo Svevo. Di fronte a tutti questi nemici
Tancredi non seppe fare di meglio che cercare di accattivarsi
le simpatie di alcuni cavalieri con la concessione di feudi.
In Terra d'Otranto concesse Morciano e Salve al cavaliere
Sinibaldo, Vaste e Muro ad Alessandro dei Gorhi, Corsa e
Presicce a Fabiano Securo, Maglie e Sanarica ad Evangelista
Lubello, Taurisano e Specchia a Filiberto Monteroni,
ecc. Malgrado tali concessioni, Tancredi ebbe una lunga
serie di insuccessi che si conclusero con la sua morte
avvenuta nel 1194. Enrico VI fu incoronato Re delle due
Sicilie e nello stesso anno iniziò il dominio svevo in
Italia. Federico II unificò la corona di Sicilia con quella
imperiale e fece del Meridione il centro del Mediterraneo, ma
questo splendido periodo si concluse con suo figlio, Manfredi.
Con la battaglia d Benevento e con la morte di Manfredi,
avvenuta nel 1266, le fortune dei feudatari, che erano state
legate alla sorte degli Svevi, tramutarono ed ebbe inizio il
dominio degli Angioini, chiamati nell'Italia meridionale dal
Papa Clemente IV. La capitale fu trasferita a Napoli ed il
Regno fu diviso tra i cavalieri che avevano accompagnato Carlo
I d'Angiò in Italia. In ricompensa dell'aiuto che gli
aveva dato in quest'impresa, Carlo d'Angiò nel 1269 concesse a
Rodolfo d'Alnay la Contea di Alessano. La concessione di
feudi doveva costituire un punto di forza della politica degli
angioini, in realtà si dimostrò catastrofica, perché si videro
sfuggire il potere dalle mani e dovettero assistere impotenti
alle continue lotte tra i baroni per la supremazia su diversi
territori. All'inizio del Trecento il Conte di Lecce,
Gualtiero VI di Brienne, costretto a distogliere le sue mire
espansionistiche dal Principato di Taranto, che godeva di una
grande stabilità, si rivolse all'estremo Salento. Il suo
scopo era quello di impossessarsi della ricca Contea di
Alessano che in quel tempo era posseduta da Caterina d'Alneto.
Caterina ultima discendente della sua famiglia, nel 1325
si era sposata con Beltrando Del Blazo, Conte di
Montescaglioso e Signore di Andria. Nel 1330 rimase vedova
ed andò a vivere a Napoli con l'unica figlia ed erede,
Amelia. Approfittando di tale situazione, Gualtiero
sperava di convincerla, tramite Re Roberto d'Angiò, a cedergli
la Contea di Alessano, che non aveva grande importanza
rispetto agli altri domini che lei aveva in Francia, Morea ed
Abruzzo. Il suo piano fallì perchè nel 1335 la Regina
Violante d'Aragona indusse Caterina d'Alneto a sposare
Francesco Della Rath, Conte di Caserta, che per mezzo del
matrimonio divenne anche Conte di Alessano. Gualtiero di
Brienne fu ostacolato da Francesco Della Rath. Le mire
espansionistiche di quest'ultimo non erano meno forti di
quelle dell'avversari e si manifestarono nel 1348 quando il
brienne si allontanò da Lecce per partecipare alla guerra
scatenata da Luigi I d'Angiò, Re d'Ungheria, contro la regina
Giovanna I. Non si sa quale fosse stato il ruolo di
Specchia in questo conflitto, né per quale dei due contendenti
si fosse schierata, tenendo conto che ognuno dei due ne
possedeva una parte, ma si può pensare che fosse rimasta
legata al Della Rath, perchè il feudo abitato apparteneva alla
Contea di Alessano. Con la morte di Gualtiero di Brienne,
avvenuta nel 1356 durante la battaglia di Poitiers, la Contea
di Lecce passò ai d'Enghien, l'ultima dei quali, Maia, sposò
Raimondello Orsini, Principe di Taranto. Attraverso questo
matrimonio la parte meridionale della Puglia cadde sotto
l'influenza degli Orsini, ma tale egemonia durò solo fino alla
morte di Raimondello, avvenuta in battaglia presso Taranto il
17 Gennaio 1406. Successivamente il Re di Napoli,
Ladislao, per impadronirsi del Principato di Taranto, assediò
la città dove si era rinchiusa la stessa Maria d'Enghien.
L'assedio andava per le lunghe ed allora Ladislao pensò di
chieder la mano della giovane vedova, che accettò e col
matrimonio divenne Regina di Napoli. Nel 1414 morì anche
Ladislao e salì sul trono di Napoli la sorella, Giovanna II,
che fece imprigionare la cognata ed i suoi figli. Liberata per
l'intervento di Tristano di Clermont, Maria riottenne il
Principato di Taranto, ma la Regina Giovanna, invidiosa della
potenza degli Orsini, inviò nel Salento un esercito con a capo
Luigi III d'Angiò e Giacomo Caldora. Erano gli anni 1434-35
e Specchia era governata da Giacomo Del Balzo, seguace del
Principe di Taranto. Il Caldora scese nel Salento e cinse
d'assedio la roccaforte di Specchia, che alla fine fu
espugnata: le sue soldatesche incendiarono le case, divelsero
gli alberi, posero ogni cosa a ferro fuoco, uccisero o
dispersero gli abitanti, demolirono le mura ed il castello.
La stessa sorte toccò a Melissano, Montesardo, Montesano
ed ai casali di Ceciovizzo, presso Acquarica del Capo,
Ortensano, Spisano, Pompignano e Cardigliano. Nel 1435 la
Regina Giovanna morì, ma la guerra continuò con altri
protagonisti: Renato d'Angiò e Alfonso V d'Aragona. La
pace ritornò nel 1442 e, dopo 170 anni di dominazione angioina
di Alfonso I. Anche gli Orsini - Del Balzo riottennero i
loro feudi in Puglia.
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