CARDIGLIANO
La Storia
 
 
      Cardigliano ha visto la presenza umana fin dall'età del bronzo, come è testimoniato dalla tomba ipogeica scoperta recentemente e da tante altre tombe, che attraverso l'età antica ed il Medioevo sono arrivate fino a noi e costituiscono una necropoli dalle dimensioni notevoli.
Certamente Cardigliano fu abitata anche dai messapi e poi nel corso del Medioevo fino ai primi decenni del '400 quando fu distrutta dal Caldora.
E poi visse un lungo letargo, feudo inabitato dei Balsamo, che provenivano dalla Sicilia.
Di questa famiglia rimangono diverse testimonianze: il loro palazzo in Via Annibale Balsamo, conserva ancora l'imponenza ed i caratteri del '500 salentino.
Francesco Balsamo alla fine del secolo sedicesimo aveva fondato il Convento e la Chiesa dei PP.Domenicani, dove si può ancora ammirare l'altare di S.Luigi Gonzaga, autentico gioiello del barocco leccese.
Lo stesso Francesco aveva fatto costruire anche la Chiesa di S.Angelo sulla collina.
Questa famiglia aveva una piccola Chiesa privata presso il suo palazzo e nella Chiesa Parrocchiale aveva il diritto di iuspatronato sugli altari dell'Assunta, di S.Carlo, della Madonna del Carmine; un altro altare della stessa famiglia troviamo infine nella Chiesa del Convento dei Francescani Neri.
Nel 1700, infatti, attraverso il Catasto Onciario, rileviamo in Specchia la presenza di Don Bonaventura Balsamo della città di Gallipoli e di Don Carlo Saverio Balsamo, barone del feudo nobile di Carmò: i due risultano proprietari di centinaia di tomoli di terreno, di case, frantoi e masserie.
Nella seconda metà del '700 non si hanno più notizie della famiglia Balsamo, non sappiamo se per estinzione o se per trasferimento in altro centro, nè sappiamo in che modo e quando la proprietà sia passata agli Zunica, duchi di Alessano.
E' certo, invece, che nel 1921 il territorio di Cardigliano era intestato a Giulia Zunica.
Negli anni tra la prima guerra mondiale ed il fascismo compare un nuovo proprietario: Giovanni Greco che prima si trasferì e successivamente ottenne una concessione governativa per la lavorazione dei tabacchi levantini.
Il complesso risultò imponente e fu eseguito secondo i criteri di una moderna azienda agricola-industriale. Durante il fascismo il Greco si avvale dell'appoggio e dell'amicizia di Achille Starace, alto gerarca del tempo.
I lavori a Cardigliano continuavano alacremente con maestranze locali e forestiere ed alla fine degli anni '20 il complesso era praticamente completato.
L'ultima ad essere costruita fu la chiesa, terminata nel 1929.
Il maestro muratore, che fece gli ultimi lavori e che costruì la Chiesa, fu Carmine Greco di Taurisano, ma da tempo residente a Specchia.
Il prospetto della Chiesa non era stato disegnato da un architetto ma si trattava della riproduzione della facciata di S.Marco, che Carmine Greco aveva ripreso da una cartolina illustrata.
Il loggione della Chiesa fu arricchito con alcune statue in pietra leccese, opera dello scalpellino locale Giuseppe Scupola e fu regolarmente benedetta, mentre tutto il complesso veniva solennemente inaugurato con grande affluenza di popolo e di gerarchi.
Dagli anni '20 Cardigliano vive in piena autonomia. Passano le stagioni e gli anni, arriva il 1943: cade il fascismo, ma la guerra continua, resta il lavoro di questa grande azienda fino al termine della guerra, oltre la guerra.
Verso la metà degli anni '70, con la fine del monopolio dei tabacchi, l'azienda decade, Cardigliano viene abbandonata a se stessa.
Visto l'abbandono ed il degrado in cui versava Cardigliano, l'Amministrazione Comunale di Specchia, per impedirne la distruzione totale, nella metà degli anni '80 decise di rilevare l'intero complesso per restaurarlo ed adibirlo a centro turistico.