IL CENTRO STORICO
Tra Realtà e Fantasia
 
 
 
     Il discorso sul centro storico di Specchia è affascinante, perchè si pone come obiettivo la conservazione, il restauro e la valorizzazione di una ricchezza che molti ci invidiano e che si ha la fortuna di conservare in buona parte, malgrado il tempo e gli uomini abbiano distrutto molto.
Silenzio e solitudine accompagnano il turista che si avventura in questi luoghi ed a lui parleranno i muri delle case ricoperti da infiniti strati di calce bianca, parleranno i semplici e composti portali catalani o barocchi, le cornici di pietra leccese, le iscrizioni in italiano o latino, i beccatelli dei balconi proiettati sulle strade, le logge panciute in ferro battuto, gli archetti pensili, che ancora adornano le facciate di case un tempo signorili, i fregi, le statue, le colonne, le edicole votive con immagini sacre e sbiadite dal tempo.
Il tempo si è fermato sui palazzi di uomini già molto famosi, sulle casette decrepite di generazioni anonime, sulle vestigia di chiesette o cappelle, per secoli luoghi di culto ed ora trasformate, snaturate...
Il turista potrà ammirare il convento maestoso ed imponente dei Francescani Neri con i suoi cinque secoli di storia o il solenne e severo Palazzo marchesale.
Il centro storico di Specchia, così come appare oggi, rivela immediatamente un impianto tipicamente medioevale ed è racchiuso in un perimetro circolare della lunghezza di circa 700 m. corrispondente alle mura ricostruite nel XV secolo. Intorno al primitivo nucleo, che è costituito dal castello, si costruì lentamente una serie di case e di strade man mano che la popolazione aumentava.
Non conosciamo la forma e le dimensioni del nostro antico centro, ma sappiamo che quello attuale inizia ad essere costruito dal 1452, quando Raimondo Del Balzo ottiene da Alfonso Primo d'Aragona di ricostruire Specchia.
Possiamo pensare, comunque, che dell'antico centro si siano conservate le strutture principali e ciò viene confermato indirettamente dal nome che ancora oggi conserva la via principale del centro storico: rua grande.
Il termine "rua" (strada) è di chiara origine francese e si collega alla dominazione angioina e perciò al 1300.
Questa strada, successivamente denominata Via Ferranta Gonzaga, è rimasta anche in seguito la strada grande per lunghezza e per larghezza in quanto costituiva, e costituisce ancora, l'asse principale da Nord a Sud.
La strada che oggi è denominata Via Umberto I e costituisce il nuovo asse del centro storico, all'origine era spezzata e tortuosa: partiva dalla Porta Leuca, posta a ridosso della facciata della Chiesa Parrocchiale, proseguiva fino al palazzo Greco fino alla piazzetta S.Giovanni per costeggiare infine il palazzo Orlandi-Pisanelli e terminare a Porta Lecce o Del Foggiaro o Della Terra, nei pressi della Chiesa dell'Assunta.
 Il primitivo nucleo urbano era intersecato da Ovest ad Est dalla breve e stretta Via XXIV Maggio che congiungeva Via F.Gonzaga al castello e, dopo aver costeggiato il fossato, si univa all'attuale Via Del Balzo.
Su Via Gonzaga sorgono i palazzi delle famiglie Orlandi, Panese (grazioso nella sua balaustra settecentesca), Balsamo (del '500) ed altri.
Altri palazzi sono: Santoro (fuori le mura), Ripa, Orlandi-Pisanelli, che con le sue preziose logge in ferro battuto rappresenta un esempio notevole dell'artigianato salentino del '700.
La parte più suggestiva del centro storico è quella collocata alle spalle del castello.
Qui la natura scoscesa del luogo ha trasformato le strade in scalinate creando un gioco prospettico ed una scenografia difficilmente riscontrabile nel resto del Salento.
Dappertutto incontri strade brevi e strette, che qualche volta svelano scorci della pianura sottostante ed altre volte terminano in vicoli o si aprono improvvisamente su corti, quasi piccole piazze su cui si affacciano e dove la luce del sole appare meno avara e più accogliente.
Le corti, con la pila in pietra leccese per lavare i panni, con la cisterna comune, con i fiori amorevolmente coltivati, rappresentano gli antichi "salotti" della gente del popolo, che trascorreva all'aperto buona parte della giornata ed usava la casa solo per mangiare e per dormire.
Il vico, la strada, le corti vedevano lo svolgersi lento della vita degli abitanti, sentivano i discorsi di ogni giorno, partecipavano alle loro gioie ed ai loro dolori, alle preoccupazioni, alle ansie e ai sogni.
E tutto sempre sotto un sole abbagliante e riflesso dai bianchissimi muri dipinti a calce.